Il suo ruolo nella finale di Coppa Italia del 1977 e il suo legame con la leggenda del calcio
Il mondo del calcio ha ricordato il grande Sandro Mazzola, ma per la gente di Casalmaggiore è stato un momento di riflessione sul proprio eroe locale, Cesare Gussoni. Nato e cresciuto nella nostra città, Gussoni è stato uno degli arbitri italiani più rispettati degli anni ’70 e ’80, e oggi è sepolto nella nostra sepoltura comunale.
Il 3 luglio 1977, l’ultima partita di Mazzola fu la finale di Coppa Italia tra l’Inter e il Milan. L’arbitro presieduto fu proprio Gussoni, che aveva già guadagnato la reputazione di “miglior arbitro italiano” a quel tempo. Dopo la partita, Mazzola, in un’intervista immediata, criticò l’arbitraggio con un tono quasi poetico, citando il Canto III dell’Inferno di Dante: “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”. L’episodio è stato ricordato come un momento di tensione tra il giocatore e l’arbitro, ma anche come testimonianza della cultura e del rispetto che caratterizzavano l’epoca.
Il ricordo di un Casalese
Per i residenti di Casalmaggiore, Gussoni rappresenta un punto di orgoglio. La sua carriera, segnata da decisioni equilibrate e da una profonda conoscenza del gioco, ha ispirato molte generazioni di arbitri locali. La sua sepoltura è un luogo di visita per chi vuole ricordare il contributo di un uomo che ha fatto la differenza sul campo di gioco e nella nostra comunità.
Oggi, ricordiamo non solo la leggenda del calcio che fu Mazzola, ma anche il Casalese che, con la sua voce di arbitro, ha lasciato un segno indelebile nella storia dello sport italiano. La sua memoria continua a vivere tra le strade di Casalmaggiore, dove il calcio è ancora una passione condivisa.

















