Banca del Fucino analizza la crisi asimmetrica e le prospettive per i paesi europei
Il nuovo Focus dell’Ufficio Studi di Banca del Fucino, intitolato “Una crisi asimmetrica. Italia e Germania di fronte al China shock 2.0”, ha evidenziato come la recente contrazione dei flussi commerciali tra l’area Euro e la Cina stia assumendo la forma di un nuovo shock, ma con effetti disomogenei tra i paesi europei.
Dal picco di marzo 2022 al 2026 le esportazioni europee verso Pechino sono diminuite del 17,3 %, equivalente a circa 3,3 miliardi di euro mensili in meno. Al contrario, le importazioni dall’Asia sono cresciute di oltre il 50 %, mentre l’export europeo è sceso di circa il 3 %. Il risultato è un disavanzo commerciale in crescita, che ha raggiunto nuovi massimi storici nel 2026.
La Germania è la più colpita: l’export verso la Cina è diminuito quasi di un terzo, dal 104,6 al 81,2 miliardi di euro tra il 2021 e il 2025. La causa principale è la forte contrazione del settore dei mezzi di trasporto, che ha perso il 55 % del suo volume, a causa della transizione globale verso l’auto elettrica e della crescente competitività dei produttori cinesi in questo segmento.
Al contrario, l’Italia ha registrato un calo più contenuto, con una diminuzione dell’export complessivo del 9 % tra 2021 e 2025. Il profilo delle esportazioni italiane si è però ribilanciato, con una crescita dei beni di consumo, della moda e del settore farmaceutico, che hanno aumentato la quota di esportazioni verso Pechino. Nel settembre 2026 l’export italiano è cresciuto del 22,9 % su base annua, mentre quello tedesco è rimasto quasi stabile.
Il cambiamento della domanda cinese, che si è spostata da un modello a basso costo a uno orientato alla qualità e all’autonomia tecnologica, ha favorito i paesi con esportazioni diversificate come l’Italia, mentre ha penalizzato settori tradizionalmente dominati dalla Germania.
Lo studio sottolinea inoltre che l’aumento delle barriere commerciali verso la Cina sarebbe un errore strategico, a causa del rischio di ritorsioni e della limitata efficacia di tali misure sul mercato globale.
In conclusione, la Banca del Fucino invita i decisori europei a monitorare attentamente le dinamiche di mercato e a promuovere politiche che favoriscano la competitività delle industrie europee in settori chiave, evitando misure protezionistiche che potrebbero danneggiare l’intero blocco.

















